VIG, DDL n. 2393 – Attraverso le generazioni, il futuro diventa obbligo di legge

La Valutazione di Impatto Generazionale (DDL n. 2393) segna una svolta decisiva per la governance pubblica e le aziende. Il futuro è una delle parole e dei temi più abusati negli ultimi, costantemente evocato nei dibattiti pubblici, nelle strategie organizzative e politiche ma parlarne non significa prendere decisioni che tengano conto del futuro.  A ottobre 2025, quasi in sordina, viene approvato il DDL n. 2393 con il quale la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), diventa obbligatoria per gli atti normativi del Governo, è un intervento che incide concretamente nei processi decisionali politici e amministrativi rendendo il futuro una dimensione non più astratta o eludibile. Dal principio costituzionale alla responsabilità intergenerazionale Nel 2022 la riforma dell’articolo 9 della Costituzione ha introdotto … Continua a leggere

Perché il tema generazionale non è (più) una questione HR

Negli ultimi anni il tema delle generazioni è entrato stabilmente nel linguaggio delle organizzazioni. Se ne parla in termini di engagement, retention, stili di leadership, passaggi di competenze. Tutti aspetti rilevanti, ma parziali. Quando il tema generazionale viene letto solo come una questione HR, si perde di vista ciò che conta davvero: le decisioni. Decisioni su come si guida, su quali priorità vengono scelte, su come si attraversano transizioni che non sono più solo organizzative, ma demografiche, culturali e sociali. Generazioni, demografia, futuro: un’unica traiettoria Oggi convivono otto generazioni, dentro e fuori dalle organizzazioni. Non è un dato anagrafico, ma strutturale. Questa convivenza è profondamente legata alle trasformazioni demografiche: invecchiamento della popolazione, riduzione delle coorti più giovani, diminuzione delle donne in … Continua a leggere

La Generazione Z non chiede più benefit, ma sicurezza intergenerazionale.

(E le imprese che lo capiscono oggi vincono i consumatori e il lavoro di domani)  Il 57% della Generazione Z considera prioritari servizi di welfare per la salute dei propri genitori. Il 67% chiede servizi sanitari strutturati a supporto della salute. Stranamente non sono gli over50 a chiederlo, o i caregiver della legge 104, ma i più giovani nel mercato del lavoro interessati ai servizi di conciliazione famiglia-lavoro ma anche alla residenza per i genitori anziani. È una ulteriore rottura generazionale che la Z Gen, allenata a guardare avanti e al futuro,  porta  nel modo di intendere la retribuzione. Lo fotografa IlSole24Ore in questo articolo,  sulla base dei dati dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Polimi. Rispetto alle generazioni precedenti cresciute … Continua a leggere

La svolta danese sulla scuola digitale: dalla solitudine tech alla fragilità relazionale dei giovani che arrivano nel mondo del lavoro

Che adulti stiamo crescendo quando sostituiamo le relazioni con gli schermi? E’ una domanda che riguarda direttamentei giovani Gen Z e Alpha Gen: i primi sono già entrati, o stanno entrando nel mondo del lavoro, i secondi inizieranno a farlo entro i prossimi 3 anni. La notizia che arriva dalla Danimarca, primo Paese europeo ad adottare in modo sistemico dal 2012 i tablet a scuola, è un segnale culturale forte: dopo oltre dieci anni di didattica fortemente digitalizzata, la scuola danese decide di fare un passo indietro: meno tablet, meno smartphone, più libri, quaderni, matite, penne e temperini. Computer sì, ma sotto controllo dei docenti e per compiti specifici. Social network vietati sotto i 15 anni, smartphone fuori dalle aule. … Continua a leggere

Gen Z e proteste: quando la politica non funziona più, i giovani la riscrivono

La secolare retorica dominante che vede i giovani apatici e disimpegnati non è mai stata tanto lontana dalla realtà. I giovani Gen Z dalla Nigeria, al Kenya, dal Marocco al Nepal, dal Cile a Hong Kong si fanno sentire, sempre di più. Anche in Italia, nonostante siano meno che altrove, le manifestazioni fiume di ottobre 2025 pro-Palestina mostrano una partecipazione e un impegno politico tutt’altro che apatici. Ma per cosa protestano i giovani del XXI secolo Negli ultimi anni e mesi migliaia di giovani hanno occupato strade e campus per denunciare corruzione, disuguaglianze, crisi climatica e una classe dirigente percepita distante, gerontocratica e inadeguata ad affrontare le sfide di oggi, e soprattutto, di domani. Si organizzano su Discord, Telegram o … Continua a leggere

Team intergenerazionali: il potenziale che sprechiamo quando parliamo solo di conflitti

Parlare di generazioni nel lavoro, oggi, è diventato quasi una moda: se ne discute a convegni, nei corridoi aziendali, nei media. Ma troppo spesso questo discorso resta intrappolato in una narrativa povera e riduttiva, che banalizza un tema cruciale per l’evoluzione, e la crescita a più livelli, della società e delle persone, sia come cittadini che come singoli e lavoratori. Da una parte c’è la retorica dello scontro: “I giovani sono fragili”, “I senior resistono al cambiamento”.Dall’altra la diffusione dei cliché: “I Millennials vogliono solo avere tempo libero con lo smart Working”, “I Boomers lavorano senza sosta”, gli “Z Gen non sono affidabili”. Il risultato? A livello sociale le polarizzazioni generazionali alimentano rabbia sociale e disuguaglianze sempre più evidenti. Nelle … Continua a leggere

Dalle Millennials – TradWives alla fuga dalla carriera: la sfida della Womanosphere

Negli ultimi anni, nei meandri social, è cresciuto un fenomeno tanto inaspettato, quanto sorprendente, rappresentato dalle influencers #trad-wives attraverso contenuti online, video e narrazioni in controtendenza con “l’emancipazione femminile”, proposti da giovani donne per le loro coetanee della Generazione Z e Millennial. L’hashtag #womanosphere raggruppa video, reel, meme e storie che criticano apertamente decenni di femminismo e conquiste sociali, un fenomeno che ri-posiziona il ruolo della donna nella società agli anni di Carosello e prima (spoiler: la mia tesi di laurea nel ’91), sembra di assistere a una sorta di #Patriarcato2.0. Anti-emancipazione. È una tendenza? Le nuove influencer anti-emancipazione, su TikTok, Instagram, Youtube esaltano il ritorno alla vera natura e autenticità della donna e del suo posto nel mondo attraverso una … Continua a leggere

In Erasmus a cinquant’anni? Si può fare!

Lo sapevate che non è indispensabile essere giovani universitari per andare in Erasmus? Proprio così: il famoso programma dell’Unione Europea comprende anche una serie di attività dedicate espressamente agli adulti. A ben guardare, non c’è da stupirsi: concetti come apprendimento continuo (noto anche come life long learning), reskilling e upskilling sono ormai molto comuni. Li troviamo soprattutto in ambito aziendale, ma noi li consideriamo per il loro senso molto più ampio: sono segnali di futuro. Anticipano il modo in cui gli esseri umani aumenteranno la loro conoscenza e le loro competenze nei prossimi anni (e decenni). Fra i mega trend identificati dall’Unione Europea compare lo sviluppo di modi inediti e innovativi di fare formazione, sia per i giovani che per … Continua a leggere

Giovani disconnessi

Dalle giovani generazioni arriva un indizio di futuro interessante e istruttivo (tra poco vedremo in che senso). Si tratta di questo: sempre più ragazzi gestiscono in modo attivo e consapevole il loro tempo di connessione online. È ormai nella percezione comune l’immagine degli adolescenti chini su smartphone e consolle, perennemente connessi alla dimensione digitale. Lo scenario futuro ritenuto generalmente il più probabile è quello di una fusione tra mondo atomico (quello fatto di atomi, che chiamiamo più spesso “realtà concreta”) e mondo digitale senza soluzione di continuità: realtà aumentata, realtà virtuale, conversazioni vocali con macchine “intelligenti“, connessione perenne. Ebbene: emergono dati che mettono in discussione tutto ciò. Indizi di futuro Un articolo del quotidiano inglese The Guardian riassume una serie … Continua a leggere

Quiet Quitting: ma davvero è una questione generazionale?

Smettiamo di chiamarlo “abbandono” (e di dare la colpa alle generazioni). Negli ultimi anni, il termine Quiet Quitting ha generato interpretazioni spesso fantasiose, definizioni accattivanti associate alle generazioni. C’è chi descrive il fenomeno come il comportamento di chi, sul lavoro, fa “solo” ciò che è richiesto dal proprio ruolo. Né più, né meno. Niente straordinari non pagati, niente super impegno extra per dimostrare fedeltà all’azienda. Oppure, chi lo utilizza per indicare chi lo associa a dimissioni silenziose, o chi lo vede come una nuova forma di ribellione generazionale, una protesta muta contro il lavoro e le regole aziendali. Fin qui, tutto sommato, nulla di nuovo. Ma il punto è un altro. Questa tendenza viene troppo spesso descritta come tipica delle … Continua a leggere