Essere "anziani" nel XXI secolo

anziani

C’era una volta un numero magico: il 65. A 65 anni si era sicuramente tutti quanti in pensione, a 65 anni si acquisiva il diritto alla tessera per i mezzi pubblici, agli sconti nei musei, e magari in qualche posto ti facevano perfino entrare gratis. Perché a 65 anni si diventava ufficialmente “anziani”.

Ma come mai uso il passato? Forse che non è ancora così? In realtà, la faccenda degli sconti nei musei e tutto il resto è tutt’ora valida, però sembra avere i giorni contati. Motivo? Durante il congresso nazionale della Società Italiana di  Gerontologia e Geriatria tenutosi a fine 2018, gli scienziati hanno messo in discussione la soglia che siamo abituati a dare per scontata (qui l’articolo su “Repubblica”).

Non si tratta del solito, e spesso illusorio, giochino dell’“essere giovani dentro”, ma proprio di stato effettivo dell’organismo:

secondo i medici specialisti della terza età, un 65enne di oggi si trova nelle condizioni fisiche e cognitive di un 40enne di 30 anni fa. E avere 75 anni nel 2018 equivale ad averne 55 nel 1980.

L’ormai arcinoto allungamento della vita, quindi, non consiste in una semplice aggiunta di anni in coda all’esistenza di un individuo. E’ tutta la vita adulta (come minimo) che si rimodula, tutte le fasi che si allungano.

I medici confermano che larga parte delle persone tra i 60 e i 75 anni gode di piena salute e può contare su un fisico e una mente pienamente in grado di godersi una vita attiva e autosufficiente. Ormai è a 75 anni che si diventa anziani.  Tutto ciò è una notizia bomba per coloro che si occupano di gestione delle persone dentro e intorno le organizzazioni. Perché il compito che li attende è duplice.

Da un lato c’è la presa di coscienza della necessità di azioni attive in materia di ageing. Il che è tutt’altro che scontato: la consapevolezza sul tema è ancora troppo poco diffusa. Ma prima ancora, c’è da rivedere il concetto di “sessantenne”, da ridisegnare l’immagine di “senior” che si è finora sedimentata nella nostra mentalità. I 60enni del XXI secolo non sono pensionati: sono persone ricche di energie e di voglia di fare, risorse preziose anche per le aziende.

È giunto il momento di prenderne atto, e di ristrutturare la concezione di una fetta non piccola della vita delle persone. È una di quelle circostanze in cui la lente generazionale è uno strumento utilissimo nel comprendere il presente e insieme, cogliendo gli indizi di futuro, anticipare l’evoluzione in prospettiva.

Mattia Rossi

SAVE THE DATE: 14 Maggio 2019 

SOLO UN FUTURO NON BASTA

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